Abolito il registro degli infortuni, dal 23 dicembre è attivo il cruscotto

Prima di vedere com’è cambiata la disciplina in materia di salute e sicurezza sul lavoro, facciamo un passo indietro.

Cos’è il registro infortuni?

Il registro infortuni è un registro cartaceo sul quale vanno annotati cronologicamente tutti gli infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa che comportino un’assenza lavorativa superiore a tre giorni, oltre quello in cui è avvenuto l’infortunio. Il registro infortuni è, quindi, uno strumento che serve per fornire più elementi possibili in merito agli eventi infortunistici, necessario per una corretta attività di prevenzione degli stessi.

Il Cruscotto Infortuni.

Dal 23 dicembre 2015 l’Inail ha realizzato il cruscotto infortuni nel quale sarà possibile consultare gli infortuni occorsi a partire da quella data ai dipendenti e denunciati dal datore di lavoro all’Istituto.

Il cruscotto infortuni:

  • è accessibile agli organi di vigilanza nell’area dei servizi online del sito www.inail.it;
  • prevederà per l’utente la competenza territoriale regionale, quale parametro fondamentale per la ricerca dei dati infortunistici.

L’obiettivo dell’INAIL è, quindi, quello di offrire agli organi preposti all’attività di vigilanza uno strumento valido alternativo al registro degli infortuni, in grado, cioè, di “fornire dati ed informazioni utili ad orientare l’azione ispettiva”.

Cosa cambia per i datori di lavoro dal 23 Dicembre 2015?

A partire da quella data, come risultato delle semplificazioni previste dal  DLgs 151/2015 (decreto attuativo Jobs Act), il datore di lavoro non ha più l’obbligo di tenuta del registro degli infortuni, dovrà però conservarlo in azienda per rendere consultabili, in caso di controllo, gli infortuni avvenuti prima del 23 dicembre.

Ricordatevi, quindi, che dal 23 Dicembre 2015 l’unico obbligo, nel malaugurato caso di infortunio ad un dipendente, è la denuncia dello stesso all’INAIL.

In caso di mancata comunicazione telematica dell’infortunio, infatti, potreste incorrere in una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 1.096 a 4.932 euro.

Stefano Berardi

HSE - Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione