Formazione e società: la sfida del cambiamento

Qualche riflessione post-conferenza ma soprattutto una domanda: perché le aziende non si formano?

Dopo aver partecipato alla conferenza “Formazione e società: la sfida del cambiamento”, organizzata da Intesa SanPaolo e Confindustria Piemonte, alcune riflessioni sono più che obbligatorie.

Nel mondo dell’Industria 4.0 il vero aspetto che fa la differenza fra un’azienda di successo e una sull’orlo del fallimento non è la qualità dei prodotti, ma la formazione aziendale.

“In futuro, la competizione fra le aziende non sarà più sui prodotti o sulla qualità, ma sarà sulle persone”.

Presidente di Digital Innovation Hub Piemonte

Infatti, le aziende che non investono sulla formazione dei dipendenti e di tutto lo staff, dirigenza inclusa, continuando a lavorare come si faceva negli anni ’70 e ’80, sono destinate alla chiusura, travolte da aziende magari più piccole, ma più dinamiche e con lavoratori formati e aggiornati alle ultime tecnologie.

Un concetto vecchio di vent’anni

La parola chiave è “lifelong learning”, in italiano formazione continua: una pratica di cui si parla ormai da almeno vent’anni. Se fin dal 1997 l’Unione Europea ha lanciato diversi piani di “life-long learning”, in Italia non si è prestata la dovuta attenzione. Eppure proprio il nostro Paese ha caratteristiche che dovrebbero favorire l’applicazione di questi principi! Se non altro per i problemi demografici che ci consegnano un’età media della forza lavoro piuttosto elevata e un ricambio complicato.

Paradossalmente, le imprese che fanno formazione in Italia preferiscono farla a chi è già ben qualificato e occupa i piani amministrativi dell’azienda. Quindi aumenta ancora di più il divario di competenze rispetto a chi ha un grado più basso.
È evidente, invece, come un programma di “lifelong learning” avrebbe un impatto decisivo anche sulla produttività, da sempre uno dei crucci della nostra economia.
Un personale più preparato, infatti, ottimizza i tempi e ha accesso con più facilità a nuovi strumenti tecnologici, con vantaggi per l’azienda e per il sistema.

Perché le aziende non si formano?

Sono le aziende con meno dipendenti, ovvero la maggior parte del tessuto imprenditoriale italiano, a fare meno formazione, soprattutto a causa del tipo di investimento in termini di costo e tempo che richiede, ma anche per una certa storica riluttanza ad aprirsi al cambiamento. Un cambiamento che deve essere prima di tutto culturale, nell’accettare che la formazione permanente sia un investimento redditizio e, da parte dei lavoratori, che qualsiasi mestiere oggi fa i conti con il progresso, la digitalizzazione e la globalizzazione.

Bisogna partire dal cambiare la mentalità imperante, dal cambiare l’idea di “costo della formazione” in “investimento sulla formazione”. Perché di questo si tratta. Noi di SPFormazione cerchiamo di fare da propulsore per questo cambio di mentalità, perché sappiamo quanto la formazione dei lavoratori sia essenziale. Non si tratta più di una scelta dell’azienda o del lavoratore: è un obbligo ormai.

E le aziende devono rendersi conto che, per non essere schiacciate da altre realtà, devono formarsi e lavorare seriamente a un apprendimento e aggiornamento continuo delle proprie risorse.

Martina C.

Corrispondente estero (da Nichelino)

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