La qualità non è un optional – L’apprendistato che non va

Venghino signori, venghino! Nella più gloriosa imitazione di un qualunque programma d’inchiesta scadente, oggi vi offriamo un pezzo di “giornalismo” di spionaggio e soprattutto di denuncia! Sull’apprendistato!

E se vi dicessi, che un nostro infiltrato speciale ha seguito il corso di apprendistato di un famoso ente del Piemonte? E che, sia lui sia il suo tutor aziendale, hanno qualcosa da ridire in proposito?

Parliamo prima con il nostro infiltrato, che per protezione chiameremo Ephram (ha scelto da solo questo nome, io non avevo voce in capitolo. Chiedo scusa ai lettori.)

Dopo quasi la totalità delle ore in aula svolte, cosa ti lascia questo corso?

In una parola? Nulla. Per fortuna c’è qualche compagno di corso simpatico con cui ridere della situazione (per non piangere…)

Ma almeno puoi ritenerti soddisfatto della formazione ricevuta?

Quale formazione? Lo standard qui è così basso che sarebbe sorprendente trovare un docente che ha preparato un programma, parlare di formazione è fin troppo esagerato.

Facci un esempio di lezione standard

Vi dico la peggiore. Un giorno, il docente entra e chiede di cosa avessimo voglia di parlare quel giorno… al che seguono 4 ore in cui si chiacchiera del più e del meno, ma soprattutto della sua vita privata. Ah, piccolo appunto: era il docente di diritto del lavoro.

Visto che da noi tu sei quello che si occupa anche dell’apprendistato: da esperto nel campo, cosa vorresti dire a quell’ente?

Vorrei che si ricordassero che dalle loro aule passa il mercato del lavoro del futuro e che il compito della formazione dovrebbe essere quello di ispirare e far crescere una classe dirigente. Non quello di riempire di firme un registro da 40 ore solo per incassare i soldi e tanti saluti!

Quindi, un fallimento su ogni fronte per quanto riguarda la formazione…

Chissà con il contatto con il cliente qual è stato il loro comportamento. Lascerei a questo punto la parola al tutor aziendale, nostro legale rappresentate, che per sicurezza chiameremo Rebecca. (Questo invece l’ho scelto io.)

Parlando da tutor aziendale del tutto estraneo alle procedure dell’apprendistato, cosa ti aspettavi dall’incontro con i responsabili dell’ente, che ti hanno convocato?

Mi aspettavo informazioni. O per lo meno una formazione, visto che la mail recava la dicitura di “corso di formazione”.

E invece?

Una volta arrivata mi sono ritrovata un registro in mano e mi han detto di firmare. Dopo mi hanno dato una scheda, che poi è stata chiusa e infilata in una cartellina, e un contratto, dove ho dovuto anche inserire dei dati aziendali, entrambi da firmare. Mi han chiesto il numero dei miei dipendenti e il mio numero di telefono privato.  Tutto ciò senza spiegazione. Non sapevo cosa stavo firmando né perché.

Quindi non vi han dato nessuna informazione?

No, nulla. Ci hanno anche detto, una volta firmato, che se avevamo altri impegni eravamo liberi di andare, pur avendo firmato per 2 ore. Io, logicamente, sono rimasta e così ho partecipato alla loro vendita della formazione professionalizzante, unica cosa che li interessava. Cito le testuali parole “se viene l’ispettorato del lavoro, è l’unica cosa di cui preoccuparvi, il resto non è importante”. Come fosse tutto un gioco a chi è più bravo a fregare il prossimo.

Invece ora, parlando da legale rappresentante di un ente di formazione, che sa perfettamente come funziona l’apprendistato…cosa ti sei trovata davanti?

Mi sono trovata di fronte un ambiente totalmente anonimo, ero un mero numero in coda alle poste, manco sapevano che sono un loro competitor.

E non no eravamo lì a parlare di patate, né del tempo. Eravamo lì per discutere qualcosa che riguardava il futuro, cioè i giovani. E quindi sarebbe questo quello che intendiamo trasmettere ai nostri giovani, usando peraltro i fondi europei? Il nulla e la sciatteria?

Ma soprattutto: davvero credete che gli apprendisti non parlino con le proprie aziende? Come può un docente di diritto del lavoro dire al mio dipendente che in Italia il massimo a cui può aspirare è fare le pulizie o fare il badante? Quando quello stesso ragazzo sotto la mia supervisione gestisce quasi 150 apprendisti a sportello e volendo potrebbe asfaltare quell’ente?

“Tanto siamo in Italia!”

La regione Piemonte restringe i parametri strutturali degli enti di formazione per il nuovo accreditamento, ma contemporaneamente non si preoccupa della qualità e delle competenze, della professionalità, della valorizzazione delle persone. E per cosa? Perché tanto siamo italiani e non cambierà mai niente perché siamo in un paese di furbi? Continueremo tutti ad abbassare la nostra asticella per adattarci a un credo condiviso o cominceremo a pensare di cambiare qualcosa e di poterlo fare in meglio? Forse il cambiamento sarà di un cm, e non è molto, ma un cm per volta può sempre diventare una grande distanza.

Noi come ente siamo titolati ed abbiamo il dovere di certificare delle competenze in uscita anche da un “semplice” corso di apprendistato. Questo perché prendiamo seriamente sia la responsabilità sociale nei confronti dei giovani, che sono i creatori del futuro, sia quella etica, applicando il logo della Regione Piemonte a cui diamo un reale senso e valore, facendo attenzione alla qualità. E non per mero scambio di denaro!

Chi parla ed esprime queste accuse è titolato a farlo, in quanto  nella nostra realtà c’è chi ha lavorato per anni presso enti (che sono poi falliti, guarda un po’…) e abbiamo verificato di persona come vengono tenuti i corsi.

La vera differenza non la fanno i servizi, le strutture o lo Stato, ma le persone che vi operano al suo interno… noi investiamo ogni singolo secondo per fornirti una differenza ed è ora di provarla.

Martina C.

Corrispondente estero (da Nichelino)