Women work – due donne con le tette, non con le palle!

Women work – ci siamo rotte le palle. Già dal nome del progetto si intuisce qualcosa, ma per esserne sicuri al 100% ho deciso di intervistare le due donne dietro questo progetto!

Paola e Federica sono due donne, due amiche, due imprenditrici e, come dichiarano molto apertamente, si sono rotte le palle. Di cosa? Bè, rubando le loro parole, “Ci siamo rotte le palle che la voce degli uomini sia più forte della nostra soprattutto quando si parla di lavoro. Ci siamo rotte le palle del “donne al volante, pericolo costante”, della dieta, degli smalti e delle borse, anche se siamo “sempre” a dieta, ci mettiamo lo smalto e adoriamo le borse. Ci siamo rotte le palle del sentirci dire “Ma oggi hai il ciclo?” quando teniamo testa ad un uomo.”

Entro nel loro ufficio per la mia intervista, armata di buona volontà, un foglio con le mie domande e un telefono pronto a registrare. La scena che si presenta è la seguente: due scrivanie, una di fronte all’altra. Una delle due scrivanie con un punchingball da tavolo a uno degli angoli, l’altra con una tazza con scritto “Good girls go to heaven, bad girls go to Amsterdam” stracolma di penne e matite sui toni del viola o del rosa, con piume e fenicotteri. Il tutto in una stanza per metà viola.

La nostra intervista in realtà si trasforma in una chiacchierata, in un dibattito su temi importanti

“Perché succede che, ad un appuntamento, mi presento io e il cliente aspetta che arrivi qualcun altro perché secondo lui sono la segretaria”

Ma il tutto trattato con una leggerezza che non è superficialità, è la leggerezza del loro palloncino, che di fianco alla parola work non stona per niente.

A un certo punto, Paola tira fuori un’agenda enorme, la apre e noto che è densa di inchiostro. Inizia:

“Women work nasce il 6 giugno 2015 alle  2.45”

Comincia a citare spezzoni di quella riflessione trasferita su carta, parole e frasi che si sono trasformate in un progetto. Un blog, scritto a 4 mani e pensato a 500 teste (per far spazio a tutte le loro personalità.) E, anche se il nome può far pensare ad altro, è rivolto a chiunque.

“Non mi importa che tu sia uomo, donna o pesce rosso, l’importante è che tu abbia voglia di vedere una prospettiva diversa.”

“Women work vuole parlare di donne che lavorano e si trovano ad alti livelli dirigenziali. Come noi.”

“Ma anche smontare tutti gli stereotipi possibili. Perché noi non siamo donne con le palle ma donne con le tette!”

“Perché il mondo delle donne è meraviglioso, e la forza della motivazione è insita in noi da sempre… fin dai banchi di scuola, durante le prime delusioni, duranti i grandi avvenimenti che segnano la vita e sono sempre all’altro capo del telefono.”

Questo è il concetto alla base di tutto il progetto. Perché ci si dovrebbe vergognare di essere donna? E con tutti i pro e i contro che questo comporta, con tutte le sfumature possibili. Il progetto vuole offrire una voce fuori dal coro. Far smettere alle librerie di vendere libri come “Come trovare un marito” scritti da un uomo. E alle madri di regalarlo!

Poter dire che no, quella mattina non si potrà essere a lavoro, senza nascondersi dietro un dito nel cercare scuse e dichiarare apertamente che ci si deve fare la ceretta. Mettersi lo smalto in pausa pranzo ma poter comunque essere in grado di tener testa a fior fior di dirigenti d’azienda e tirare fino alle 23.30 in ufficio per presentare una proposta commerciale del valore di 400.000 €, sapendo di poter garantire serietà ed altissimi livelli di professionalità. Poter pensare di diventare una manager di successo e avere una famiglia, perché le due cose non si annullano.

Women work vuole non solo guardare dietro le tende, vuole aprirle, vuole far vedere cosa c’è dietro. E non per farlo conoscere, perché tutti sanno cosa c’è lì dietro. Vuole spalancare le tende perché è l’unico modo per far entrare il sole…che è la cosa più normale del mondo.

Martina C.

Corrispondente estero (da Nichelino)